30 GRADI DI PROPAGANDA

 

Se avete visto un tg o letto un giornale negli ultimi 10 anni in una qualunque giornata estiva, vi sarete sicuramente imbattuti nel solito servizio/articolo allarmista, che a fronte di una notizia abbastanza nota – “è estate, fa caldo” – ci costruisce sopra un reportage dal sapore apocalittico. Il caldo estivo infatti (così come il freddo invernale) non è più una condizione metereologica, ma ormai è trattato come una specie di catastrofe naturale, spettacolarizzata e ingigantita dai media come fosse uno tsunami o un terremoto.

A volte però, il povero caldo diventa addirittura strumento di propaganda politica: è il caso di  un articolo del Corriere Milano a firma di Giacomo Valtolina sul “piano anti-caldo” varato dalla Giunta. Prima di leggere le prossime righe, una raccomandazione: ricordate l’inconfondibile vocina squillante dell’istituto Luce, quella di tutti i documentari sul fascismo? Bene, provate a immaginare che sia proprio quella voce a leggere il seguente articolo. Cominciamo.

Sette assessori schierati, la Sala Alessi di Palazzo Marino è gremita. Oltre ai politici, ci sono i  volontari, gli operatori del Terzo Settore, i vigili di quartiere e molti cittadini comuni. Si presenta il piano anticaldo: 404 mila euro di investimenti, 24 mila anziani, 126 luoghi di socialità aperti, 153 custodi sociali e 384 vigili di quartiere, tutti pronti a fare la loro parte. La giunta al completo fa gruppo attorno all’assessore Pierfrancesco Majorino, e si appella alla mobilitazione civica dei cittadini milanesi”.

Insomma, ci manca solo un bel “spezzeremo le reni all’afa” e poi il quadro sarebbe completo.

Ma il senso di straniamento prosegue e si perfeziona leggendo le dichiarazioni del protagonista, più simili a dispacci di guerra rilasciati in un inferno di piombo che a dichiarazioni dettate al fresco di una sala stampa. Sentite cosa dice il Majo:

“l‘obiettivo è superare la cultura emergenziale con cui si è affrontato il problema in passato, integrando le risorse degli assessorati e facendo sistema* della rete di solidarietà . Non si tratta di un piano anticaldo limitato ai mesi estivi, bensì di un programma valido tutto l’anno. Contro la solitudine. Per la socialità“.

E ancora, in un momento di pura auto-esaltazione con i freni inibitori evidentemente dimenticati sul comodino:

siamo una squadra che in tempi di crisi si mostra capace di mettere in campo iniziative!“. Laddove è bene ricordare ancora che la crisi, in questo caso, è il caldo del mese di giugno.

Ma non è finita: l’assessore scrittore confida di puntare forte sui “cittadini-fattivi” (dove per “fattivi” non si intende un sinonimo di “fattoni”) cioè gruppi di volontari interessati a collaborare, sul modello di quanto accaduto questo inverno. E qui siamo costretti a fare un passo indietro.

Ricordate? Era febbraio, c’era un freddo pazzesco, e la moda etno-chic che aveva contagiato la milano arancione era la famosa “caccia al barba”: si andava in giro per Milano la notte a distribuire coperte ai barboni. Allora venne aperto anche il mezzanino della Stazione Centrale, che divenne il luogo più fotografato d’Europa secondo solo alla Croisette di Cannes. Innumerevoli le foto gallery su Repubblica.it o Corriere.it in cui Pierpennino Majorino o addirittura il sindaco in persona venivano fotografati mentre tendevano caritatevoli le mani ai senza tetto, che magari avrebbero preferito dormire in santa pace invece che essere svegliati ogni cinque minuti da un flash. Poi la moda finì, le temperature restarono molto rigide ma nella sempre ricca agenda della Milano “che ha senso civico” comparvero altre priorità, e dei “barbafratellini” non parlò più nessuno.

Ora che è estate si cerca quindi di rilanciare quella vecchia moda, ovviamente riveduta e corretta per il cambio di clima. Ronde di giovani rivolteranno la città come un calzino a caccia di anziani cui fare un bel gavettone rinfrescante? E chi lo sa? D’altronde, come sappiamo, la fantasia dello scrittore-assessore è letteralmente inesauribile.

Due cose, comunque, lasciano davvero allibiti.

1) L’ingordigia di popolarità di alcuni esponenti della Giunta. Ormai il meccanismo è stato sfruttato così tante volte (le Cartoniadi, i nuovi punti di ristoro nei parchi, le panchine nuove in corso Vittorio Emanuele) che è diventato un vero e proprio format descrivibile per punti: si prende un problema banale, su cui qualunque amministrazione interviene o è sempre intervenuta in passato (esempio: il caldo, la raccolta differenziata). Si cercano alcuni slogan “ad effetto”, dal sapore moderno (esempio: Cartoniadi, Piano Anti-Caldo). Si chiamano a raccolta i giornali amici che dedicano spazio esagerato all’evento (esempio: mezza pagina e intervista a Maran per 6 panchine, una fotogallery al giorno di Majorino al mezzanino della stazione Centrale, l’articolo sul caldo “marziale” che abbiamo appena visto). Si rilancia la notizia su facebook, certi che i rispettivi ultras e portaborse cliccheranno mi piace o la condivideranno (esempio: date un’occhiata alle bacheche di Maran o Majorino). Risultato: un intervento scontato, il minimo indispensabile che ci si aspetterebbe non da una “Rivoluzione” ma da un qualsiasi forma di amministrazione di una città, crea un can can mediatico come se ci si trovasse davanti, ogni giorno, a una svolta definitiva.

Il problema, loro malgrado, è che la gente proprio stupida non è, e alla fine, il giochetto mostra la corda, i problemi reali rimangono, e tutta questa montagna di propaganda basata sul nulla finisce per ritorcersi contro.

2) La disponibilità dei giornali a fare servizietti del genere. Se perfino “il caldo” diventa l’occasione per imbastire una sviolinata simile, significa che Emilio Fede altro non era che un discreto dilettante. Ma perlomeno lui era pagato milioni di euro. Questi, al massimo, ricevono una pacca sulle spalle, un invito a una prima, un buon posto per gustarsi il catering a una conferenza stampa. Null’altro.

* quella del “fare sistema” è un vizio di famiglia. Anche Lady Costance, la sua compagna, dieci giorni fa sul terremoto in Emilia scrisse che il governo doveva “fare sistema”. Si copiano l’un l’altra le dichiarazioni?