PISTA CICLABILE ALLA MILANESE

 

Il tratto di pista ciclabile tra Piazza Risorgimento e viale Argonne era uno dei rarissim i tratti ciclabili di Milano che, grazie alla “corsia verde” che scorre quasi ininterrotta dalla cerchia dei Bastioni a via Corelli, funzionava anche prima che il tema“piste ciclabili” diventasse uno degli argomenti più facilmente strumentalizzati e strumentalizzabili dalla propaganda politica. Da marzo dell’anno scorso infatti, dagli ultimi mesi dell’amministrazione Moratti, in città è tutto uno scava-scava per creare piste, con l’unico interesse di gonfiare un numero, quello dei “chilometri di piste realizzate“, tra i più spendibili davanti all’elettorato più credulone.

In realtà, il tema della mobilità alternativa è molto più complesso, e si basa su strategie diverse e di ampio respiro integrate tra loro: ma da noi, come sempre nell’ultimo periodo, finisce per vincere la demagogia, col risultato che a volte le nuove piste sono completamente inutili.

Emblematico è appunto il caso Piazza Risorgimento-Corso Indipendenza. 3 mesi fa cominciano dei lavori “di riqualificazione” assai invasivi, atti a “creare” una pista ciclabile e un nuovo marciapiede. Dopo aver bloccato la circolazione per diverse settimane, e ad un costo che – coerentemente con quelli che erano i cartelli – si assesta su qualche decina di migliaia di euro, il risultato è questo:

 

Bello. Peccato che sia totalmente inutile. La pista ciclabile c’era già: al posto della nuova, prima c’era un viaggetto di cemento perfetto per le biciclette, riasfaltato – tra l’altro – non più tardi di pochi anni fa. Il marciapiede invece è totalmente inutile: da quel lato, come si vede, non c’è nulla e i pedoni potevano tranquillamente passeggiare nei giardini, a lato della pista. L’unico risultato è che le macchine invece di disporsi verticalmente – “a lisca di pesce” – ora devono farlo orizzontalmente, con l’unico risultato quindi di diminuire i parcheggi.

Un intervento, da un punto di vista funzionale quindi, del tutto superfluo. Che abbia per caso avuto delle finalità, diciamo, “estetiche”? Difficile dirlo, perchè come si vede, pochi metri più avanti, guardate come finisce questa nuova “pista ciclabile”: così.

 

Nel nulla. Contro un’edicola, fatta apposta per schiantarsi contro il Corriere Milano su cui, magari, l’assessove giovane alla mobilità si vanta di quante panchine ha installato in centro. Con addirittura quella parte finale ancora misteriosamente sterrata. Come nella migliore tradizione delle piste ciclabili di età morattiana, quelle create in fretta e furia, senza alcun piano regolatore, solo per essere esibite come statistiche ai comizi elettorali.

Ora: non sappiamo di chi sia la responsabilità di questo tratto, se di questa o dell’altra amministrazione. E nemmeno ci interessa. Quello che ci interessa è che ancora una volta si constata come i soldi pubblici, che già scarseggiano, vengano impiegati in maniera superficiale, per “migliorare” un’area del centro (ma che strano!) che non necessitava di alcuna miglioria e, come si è visto, addirittura senza nemmeno riuscirci.

La mobilità è un tema serio. Per migliorarla davvero serve un impegno serio, non certo interventi del genere. Certo, se il tutto è in mano a Maran, allora siamo a posto.

Qualche proposta comunque, la trovate qui.