DA CUPERTINO A PALAZZO MARINO / 2

DA CUPERTINO A PALAZZO MARINO / 2

Jun 07

 

Qualche tempo fa questo blog ha dato in anteprima la notizia, poi ripresa da molti quotidiani, dell’acquisto da parte del Comune di una serie di I-pad destinati a tutti i membri del consiglio comunale. Costo dell’operazione euro 30 mila, tutti a carico del contribuente. Il fronte della politica, da destra a sinistra, reagì compatto: tutti a dire che l’acquisto era assolutamente indispensabile, che ci mancherebbe che al giorno d’oggi si possa svolgere “un ruolo pubblico” senza adeguati strumenti. Se tale principio fosse valido per tutti, compresi insegnanti o magistrati, allora potrebbe anche essere considivisibile: peccato finisca per valere sempre e solo per una classe politica che già, per quanto riguarda il Comune di Milano, si permette stipendi sontuosi per alcuni dirigenti dalle non meglio specificate mansioni.  Memorabile, e assai significativa, l’arringa di una consigliera di maggioranza: “in consiglio vado in bicicletta, e il portatile che ho è troppo pesante!”, dove – come si vede – la bicicletta anziché essere una scelta diventa un mezzo per giustificare un privilegio. Per non parlare di chi argomentava che gli Ipad erano solo “in usofrutto”: certo, perché in un mondo in cui ogni 6 mesi ne esce una nuova versione, tra 4 anni quei tablet  a rivenderli varranno oro!

Ebbene, l’argomento è tornato a galla due o tre giorni fa, con questa bella coincidenza tra l’altro…

 

…perché si è scoperto che gli ipad non sono configurati per connettersi alla rete intranet del Comune, cosa che ne limita, e di parecchio, l’utilità. Viene da chiedersi chi sia il genio responsabile di tutto questo, magari imparentato con l’altro Gran Maestro Informatico che “gestisce la presenza del sindaco in Rete” bannando alcuni giornalisti dal profilo twitter pubblico e ufficiale di Pisapia (cosa che in America farebbe scattare  una rivolta).  Detto ciò, proprio oggi, il capogruppo del consiglio di zona 4, Paolo Guido Bassi (Lega Nord), ci segnala di aver appreso, tramite una semplice email, che i consiglieri di zona non riceveranno più copia cartacea delle delibere. Ecco parte della sua dichiarazione:

I parlamentini decentrati  lavorano già con pochissime risorse. A differenza del Comune centrale, i gruppi consiliari non hanno né fondi, né personale, né uffici, né rimborsi di alcun genere. Ogni spesa che il consigliere effettua per l’espletamento del suo mandato è coperta solo dal gettone di presenza che percepisce quando partecipa alle sedute. Il che vuol dire che se vuole avere un contatto con i suoi elettori, se vuole spostarsi per effettuare sopralluoghi, spedire lettere o fare telefonate, se le paga di tasca propria. Tutto assolutamente corretto – sottolinea Bassi – . Quello che si capisce poco è la disparità di trattamento. Le Zone lavorano sotto-organico (la nostra ad esempio è carente di personale amministrativo da anni), senza strumentazione tecnica che possa favorire la comunicazione con la cittadinanza (es. video-ripresa delle sedute), persino il sito web è molto carente.”.

Effettivamente, la situazione dei Consigli di Zona è sotto gli occhi di chiunque vada a sentirsi una seduta, cosa che contrasta con le numerose promesse di decentramento. Poi si può discutere  se alla luce del rapporto costi/benefici sia giusto o meno eliminare la copia cartacea delle delibere: probabilmente si, ma allora non si capisce perchè si tagli – e poco, pochissimo – sulle già sofferenti zone e non sui costi pazzeschi della macchina comunale, che – solo per fare due esempi veloci veloci – tra le migliaia di biglietti gratis per San Siro (a proposito, nonostante le promesse, non è cambiato nulla) e le nuove, misteriosi assunzioni a progetto di sedicenti esperti di “politiche giovanili”, offre possibilità di risparmio ben più sostanziose.

 

 

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