LA MALAPARTECIPATION

LA MALAPARTECIPATION

May 31

Mata Hari da Porta Genova

 

Partecipazione. Una parola oggi abusata. Usata da Pisapia per poter dire che la sua campagna è stata una vittoria di partecipazione cittadina. Usata da Grillo per dire che la democrazia si attua attraverso la partecipazione diretta di tutti i cittadini. Usata dal mondo cattolico per ribadire quanto sia importante la partecipazione per lo sviluppo sociale. Che lor signori se ne facciano una ragione, prendano la partecipazione, se la coccolino per un po’ e poi gentilmente, ma delicatamente, la ripongano dove sta. Nella voglia di ogni singolo di partecipare a battaglie se lo ritiene giusto e di non partecipare se non crede che l’obiettivo sia comune, almeno comune ai suoi credo. La partecipazione ha bisogno di riposarsi. E la nostra testa, le nostre orecchie hanno voglia di sentire altre parole, magari un po’ più sentite. Che ne dite di passione? Oppure voglia? Oppure comunità? Oppure ancora sentimento? Se no, banalmente, diritti, doveri, obblighi e desideri. Anche piaceri perché no, con un’aggiunta di dedizione al meglio. Sono stanca di parole…. Il punto è sempre uno, io voto Pisapia, Grillo, Topolino o Gesù Cristo perché credo che loro siano in grado di attuare quello che è il mio obiettivo (comune al loro). Si sono candidati anche per quello giusto? Io poi continuo a fare il mio lavoro, continuo a pagare le tasse perché lo ritengo giusto, continuo a insultare De Corato perché mi sta sulle balle, e continuo a sperare che la magistratura incastri il Celeste  e  me lo sbatta dal 39esimo piano a una cella al piano terra. Ma non voglio dover ogni volta partecipare. Io partecipo alle partite di calcio, partecipo alle feste di compleanno, partecipo a quel cazzo che mi pare, ma no, non partecipo alla loro partecipazione. Partecipo alla mia, perché sono io che decido a cosa partecipare. Giù le mani dunque da ciò che esiste, e continuerà ad esistere, senza bisogno di etichette. Gaber, Giorgio Gaber, cantava “libertà è partecipazione”.

Pisapia ne ha fatto una colonna elettorale. Mata Hari chiede che questa torni a essere una canzone, e una parola, libera. Rivolgo un appello al mondo politico perché, ogni tanto, provi a trovare delle sue idee e ne faccia un progetto. Senza rovinare i miei ascolti in cuffia e quindi i miei pensieri, liberi.