LA MORTE HA IL CAPPELLO


 

La morte di Giacomo, il ragazzino di 12 anni travolto da un tram a Milano, in via Solari, mentre cercava di evitare una macchina parcheggiata in divieto di sosta, è uno di quegli eventi che segnano in profondità. Fa smettere di credere in qualsiasi cosa. Non solo in Dio, per chi ci crede, ma anche nella vita, nel futuro, insomma in quella serie di postulati su cui si basa la coscienza individuale.  E’ un fatto che lascia storditi, a interrogarsi su domande di cui non ci sono risposte. E soprattutto lascia in silenzio, un silenzio assordante con dentro tutto.

Invece, dopo la tragedia  la politica milanese si è scoperta estremamente loquace.

Lasciamo perdere i messaggi di cordoglio alla famiglia, che potevano essere fatti privatamente e non dettati agli uffici stampa. Sappiamo come va  il mondo, ma avremmo preferito che a parlare fosse stato il solo Sindaco, per una questione di stile.

Inaccettabile è stato piuttosto svilire la morte di un dodicenne a pretesto. Come ha fatto l’Assessore erremosciato, che solo pochi minuti dopo il lancio ANSA ha dichiarato “stavamo già progettando di proteggere la preferenziale di Via Solari, ne avevo anche scritto qualche giorno fa“.  Strizzata d’occhio  all’elettorato fuori contesto,  rivendicazione di un attivismo del tutto fuori luogo.

Ma il peggio, peggissimo, è venuto da una consigliera comunale proveniente dalla lista Civica di Pisapia, ex capoboyscout, di professione “esperta di comunicazione” (già). La signora, un paio di giorni dopo, ha dichiarato su facebook che “ ora, il nostro compito, come istituzioni, è diventare severi per far rispettare le regole”. Aldilà della confusione sulla differenza tra potere giudiziario e legislativo, sul concetto di omicidio colposo, sul fatto stesso di usare un termine come “severi”, quello che stupisce è altro.

Il malcelato godimento di salire sul pulpito alla prima occasione buona, di sentirsi in dovere di trovare le parole anche quando di parole, umanamente, non ce ne sono.

Non paga, la consigliera insiste ed ecco che più sotto scrive “se non si parcheggiasse in doppia fila” dimostando sia di non conoscere la situazione di via Solari (alla faccia della tanto sbandierata “presenza sul territorio”) che ha da anni il problema storico delle auto in sosta vietata e non in doppia fila, sia la dinamica dell’incidente di cui sta parlando nella sua “veste istituzionale” (eh già).

Insomma. A volte, il compito delle istituzioni non è mettere il proprio cappello su tutto. Al contrario è molto, molto più semplice: limitarsi a un dignitosissimo silenzio.