IL FAMOSO CARNEVALE DI D’ALFONSO

 

Corriere Milano, pagina 5, intervista a Franco D’Alfonso, quello che ha inaugurato la “rivoluzione arancione” anticipando la chiusura dei locali in Colonne.

Si parla della prossima estate e dell’isola pedonale dei Navigli. Si perchè, tanto per cambiare, anche li i residenti ce l’hanno con i locali: li vorrebbero chiusi la sera, con l’eliminazione dell’isola pedonale. Invece di difendere uno dei pochi luoghi vivi della città, tra l’altro meta di moltissimi turisti, invece di difendere la ragione sociale del suo assessorato – le attività produttive – in un momento in cui è vitale mantenere alti i consumi, D’Alfonso annuncia una quasi decapitazione della “movida” dell’area: tavolini fuori ridotti della metà, possibile ulteriore anticipazione dell’orario di chiusura. 

Siamo ormai peggio di Cuneo, Bra e Busto Arsizio. Non pago, l’Assessore ci mette anche il carico: “non ci sarà più un carnevale a tutte le ore“. Non colpisce quindi solo il merito dei provvedimenti,  ma anche il tono:  se ci aggiungete un filo di barba e una cadenza pugliese, sembra davvero di trovarsi davanti il De Corato dei tempi migliori.

Dopo aver preso atto dell’ennesimo schiaffo alla città, ai titolari degli esercizi commerciali, ai cittadini che rivendicano il diritto di uscire di casa dopo le 21, giriamo pagina e troviamo un bel servizio fotografico sull’enorme merdata che ha campeggiato per 5 mesi in Piazza Duomo

Ve la ricordate? Si tratta di questa porcata…

 

…che ha deturpato il panorama, tra lo sconcerto dei milanesi e dei turisti, della piazza principale della città (con Franco D’Alfonso sponsor entusiasta). Era un ristorante di lusso, da 200 euro a cranio, che ha versato nelle casse comunali -udite, udite- 30 mila euro per ottenere il diritto di issarsi lassù dove nessuno aveva mai osato nemmeno pensare. Ovviamente il Corriere, che registra con malcelato godimento ogni intervento atto a difendere il sonno serale dei benpensanti residenti, si duole che una simile meraviglia architettonica levi i tendoni, e farnetica circa “alcune polemiche nate su internet” poi superate perchè “i milanesi hanno capito il senso dell’iniziativa”.

Ovviamente, non è vero un accidente. I milanesi hanno guardato verso quell’obbrobrio con aria disgustata, e non vedevano l’ora che si levasse dai piedi. Al contrario, alla stra grande maggioranza dei milanesi piaceva e piace molto passeggiare la sera d’estate lungo il Naviglio.

Ma ormai ci spiace enormemente constatare che la logica pare essere questa: offri un servizio per soli ricchi e paghi un minimo obolo al Comune? Ma prego, ma venga pure, ci deturpi la nostra piazza principale e stia tranquillo, servizio completo, le facciamo pure pubblicità sui giornali di fiducia. Sei un cittadino normale che la sera vuole farsi un giro in centro e prendere una birra? Stattene a casa e non rompere le palle, che i residenti non vogliono e a noi fotte solo del loro voto.

Nè più nè meno che mero utilitarismo affarista. Una logica politica mutuata dalla peggiore imprenditoria. Del resto, dov’è che lavorava D’Alfonso prima di fare l’assessore?

Ah, già. A Mediaset.