SGASATI 4: NOVEMBRINO SERVITORE DI DUE PADRONI

Tribunale della Plebe

 

E’ di nuovo Fuorisalone, è di nuovo tempo di soprammobili colorati e costosi, di “Londra dici? Naaa…ormai è tutto a Berlino”, di code per una Heineken calda gratis. Ma tra le tante foto che arrivano da via Tortona e via Ventura, l’immagine simbolo è sicuramente quella che vedete sopra. Ivi ritratto, in tutto il suo splendore, il Gran Visir della nuova creatività milanese, Fabio Novembre detto l’Andy Warhol alla cima di rapa.

Icona del meridionale che si trasferisce a Milano e riesce a fare tonnellate di grano sfruttando la proverbiale faciloneria dei milanesi (un Luini del design, dunque)… Novembre ha avuto il merito di capire subito cosa contasse davvero nella capitale morale:  le amicizie. Certo, non è stato nè il primo nè l’unico, ma lui ha fatto le cose per bene, e non pago di Jovanotti, Linus, Fabio Volo, Carlo Cracco, l’intera redazione del Corriere Milano (buoni per farsi invitare alle feste, farsi fare le copertine su GQ, magari pomiciarsi le modelle con 20 anni di meno ma insomma, niente di che)  ha intuito che per prendersi la fetta di torta più grande la pasticceria a cui bisognava rivolgersi era una e una soltanto: il PDL.

C’era però un problema: come fare a dirlo agli amichetti, artisti e milionari e dunque sinistroidi? Il quesito lo assillava durante tutte le sue scorribande sul litorale natio, nei pressi di Taranto, in cui lo conoscono per la sobrietà con cui dà lustro alla macchia mediterranea parcheggiandoci dentro la sua 911 gialla vintage nei pressi della spiaggia di Campomarino di Maruggio.

Tuttavia Milano, come si sa, a certe persone offre sempre una soluzione. Ed ecco che Novembre la trova  nell’ex Assessore alle attività produttive Giovanni Terzi, titolare delle pesantissime deleghe alla Moda e al Design.

Terzi ha bisogno di lui: in una città umiliata dalla cura De Corato Van, lontana anni luce dalle capitali europee, dove la creatività – specie per quel che riguarda i giovani – viene presa a badilate in testa, serve una foglia di fico. Bisogna trovare un nome-etichetta da appiccicare un po’ ovunque, in modo che se qualcuno dovesse mai lamentarsi gli si potrebbe facilmente rispondere “noi contro la libertà? Ma se lavoriamo addirittura con Fabio Novembre, che certo non è uno di destra…”.

Ben presto, i due diventano inseparabili. Fabio Novembre si trasforma nell’ombra dell’Assessore. Casualmente, gran parte dei progetti vagamente assimilabili al tema della “creatività” organizzati dal Comune vedono il suo coinvolgimento. E’ a tutti gli eventi, alle presentazioni, alle conferenze stampa. Addirittura se ne sta sul palco con la Moratti in una serata chiamata “Si..amo Milano!” in cui assieme all’ex sindaco magnifica lo stato della città in pieno apogeo del dominio pdl.

Sono gli anni ruggenti, in cui il buon Terzi gli fa piantare gli alberelli nelle 500 di Lapo Elkann parcheggiate in via Montenapoleone, lo raccomanda con estrema attenzione a Davide Rampello – l’ex regista di tv private divenuto Presidente della Triennale – che concederà al Novembre l’onore di una personale, ma soprattutto gli fa curare l’allestimento del padiglione di Milano all’Expo di Shangai.

Una mattina di un paio d’anni fa, da Malpensa parte un volo per la Cina con a bordo tutto lo stato maggiore del Comune: insieme al sindaco e agli assessori al gran completo, ecco il designer alternativo, che se ne sta a 10.000 metri d’altezza a sorseggiare un Prosecco con Letizia mentre nel suo studio – anch’esso molto sobrio, con il portone che dà sulla via sostituito con una sorta di albero – i ragazzi di bottega aggiornano il nuovo blog che Novembre tiene su “il Fatto Quotidiano” (“il Fatto quotidiano è un’iniziativa editoriale che stimo tantissimo“, dirà). E come sarà stato allestito il padiglione che presenterà Milano a centinaia di milioni di cinesi? La funambolica creatività di Fabietto è qui ai suoi vertici: il pezzo forte è un uomo che corre su un tapis roulant “perchè Milano è una città che va di corsa”. Il colpo di genio è che l’uomo è griffato da Miuccia Prada, in modo da fare la marchetta nella marchetta e garantirsi così ulteriori lavori in futuro.

Insomma, tutto va a gonfie vele: il lavoro alla grande, e la vita privata pure. Fabietto, noto anche per le sue doti di latin lover, mette la testa a posto e diventa papà di una bellissima bambina che chiama “Verde“. Nelle decine di interviste in cui pontifica sul suo ruolo di padre, parlando di sé in terza persona come spesso gli capita, dice che ha scelto quel nome bizzarro perchè “Verde Novembre è un bell’ossimoro” (una spiegazione degna di una shampista di Buccinasco che però viene salutata dal giornalista di turno come grande colpo di genio).

Al netto delle poche malelingue (“qualcuno dice che è solamente molto bravo a vendersi…” dice con malizia Linus in un documentario che Novembre realizza e produce su sE stesso e il cui unico spettatore è, appunto, sE stesso) Milano è ai suoi piedi. E il concetto è sempre il solito: l’uomo di sinistra lavora con la destra perché “Giovanni è una persona per bene” e per questo, e solo per questo e per “l’amore che ho per questo posto”, ha deciso di “metterci la faccia” (il portafoglio invece lo ha nascosto e sigillato con la colla, ovviamente, tanto il punto vero è la visibilità).

Ma poi ci si mette quel cattivone di Giuliano Pisapia.

A maggio dell’anno scorso, e mentre Novembre è considerato dallo staff del sindaco uno dei volti della lista civica della Moratti “Milano al Centro”, visto che è presente  a tutti gli eventi pubblici, a Palazzo Marino squilla il telefono rosso.

Letizia, we have a problem“, dice una voce.

Che è successo? Che ormai in città si è capito che Pisapia trionferà alle elezioni. E come per incanto, in modo del tutto casuale e solo a causa di una travagliata crisi personale….su Twitter, Fabio Novembre scrive…”Votate Pisapia“.

E’ un voltafaccia drammatico. Terzi, giustamente, si incazza come una faina. In Comune, più di una persona dà fuori di matto. Ma in pubblico nessuno fa niente. La popolarità della Moratti crolla, è la Caporetto del centro-destra, le dichiarazioni di Novembre in favore di Pisapia sono comunque l’ultimo dei problemi.

Così, quello che era stato l’artista di punta della Milano targata Letizia diventa come per magia un pasdaran della Rivoluzione Arancione. E da allora è tutto un petting verso coloro che fino a pochi mesi fa manco sapeva come fossero fatti, culminato nell’ardito intervento in favore del Belpoliti nuovo – contestato – presidente della Triennale per volontà diretta dell’attuale sindaco.

Insomma, alla luce di questo breve e interessante excursus sulla vita e le recenti opere del Nostro, capiamo il perchè di quel curioso vestito colorato scelto per la presentazione della mostra sulla grafica italiana al Triennale Design Museum di Milano, l’evento che ha lanciato il Salone del Mobile 2012.

Qualcuno ha pensato che, in linea con la sua portentosa capacità di astrazione, il vestito arcobaleno fosse legato al colore arcobaleno della passerella. Invece no (e la prova è che se lo è messo uguale pure alla festa di Driade a Palazzo Gallarati…vunciùn!). Quello è un vestito da Arlecchino: perchè con tutti i colori politici che si è buttato addosso, il designer ormai è più imbrattato del famoso “servitore di due padroni”.

 

Per ora Fabietto ne ha servito solo uno. In futuro vedremo. Di certo, la Milano che si arrabatta è tutta con lui.