TIRATE L’ACQUA

Achille Bollito Oliva

 

Come sapete  fino a domani al PAC c’è Marina Abramovic con la performance “the Abramovic method“: un’installazione che permette ai visitatori di diventare loro stessi “opere d’arte” stando mezz’ora seduti e mezz’ora in piedi sotto un magnete a farsi riprendere e fotografare… In cambio, si riceve  l’ambito “certificate of completion“, un pezzo di carta che attesta che Marina ti ringrazia per aver lavorato con lei.

E proprio quel certificato è il nuovo oggetto del desiderio della Milano che piace.

Nelle pagine locali, i giornali informano di una vera e propria gara per aggiudicarselo che coinvolgerebbe tutta “l’intellighenzia della città“. Caspita! E chi sono i rappresentanti di questo esclusivo club?

Per esempio le freschissime Miuccia Prada e Franca Sozzani. O Victoria Cabello, che nella vita è una Simona Ventura che fa meno ascolto, le sue spalle sono il Trio Medusa, però stava insieme a Cattelan quindi vuoi mettere? (intellighenzia per interposta persona, dunque). E poi il designer Fabio Novembre, l’Andy Warhol al gusto d’anduja, o l’attrice Stefania Rocca. Ma soprattutto lui, il nuovo simbolo della controcultura italiana, l’intellettuale scomodo, il Guy Debord della michetta appena sfornata: Fabio Volo, che con fare pensoso si dice “stregato” dalla Abramovic e promette che farà di tutto per ospitarla nel suo programma su Rai 3.

Non c’è niente da fare, quindi. Ancora una volta, quando Milano cerca di imitare New york finisce per sembrare, al massimo, il centro di Como la domenica pomeriggio.

Così mi permetto di suggerire alla Abramovic uno spunto per una nuova installazione di rottura: casomai passasse ancora da queste parti, inviti questa bella “intellighenzia” nel salone, e li faccia accomodare tutti insieme. Nella città di Piero Manzoni ne verrebbe fuori un’opera dal sapore (e)scatologico uguale a quella che vedete nella foto.

Sperando che proprio in quel momento qualcuno tiri l’acqua.