SGASATI 2: IL PLASTIC

SGASATI 2: IL PLASTIC

Mar 12

Tribunale della Plebe

 

Alla fine, ieri sera, ha chiuso davvero.

Un po’ in sordina, per la verità. Niente di paragonabile a quello che accadde due anni fa…

con un gruppo facebook contro lo sfratto creato ad hoc nientemeno che dal consigliere comunale – allora sconosciuto ai più – Pierfrancesco Maran che accusava “i palazzinari di Berlusconi” di volerlo chiudere. Segno che evidentemente stavolta ci si è già accordati per il dopo, e allora al diavolo tutti i discorsi sulla “sede storica ed insostituibile” di cui si parlava nel 2009.

Una chiusura temporanea, insomma. Senza nemmeno un Fiorucci qualsiasi a lanciare un appello, ricordando con nostalgia i tempi di quando era giovane, stava sui giornali che contavano un giorno si e l’altro pure e se la spassava in Viale Umbria con Andy e Keith “che loro quando passavano da Milano li ci andavano sempre.” (seguiti, in epoca recente, da Dj Francesco, Anna Tatangelo e Paola e Chiara, ma questo sui giornali fa meno titolo).

E’ quindi solo il tempo degli arrivederci, presto potremo tornare ad affinare la nostra conoscenza del bergamasco o del marchigiano stando in fila davanti all’ingresso. E tutti coloro che in queste ore hanno riversato su internet messaggi in stile “…e ora si che Milano è una città di merda” possono per fortuna rasserenarsi.

Perché è solo un arrivederci quello che diamo a Pinky Rossi, una dei soci del locale, la signora -persona assolutamente squisita – che accoglieva i clienti alle transenne. Certo, il mondo della notte milanese non sarà più lo stesso, senza la sua travolgente simpatia, ma nel frattempo possiamo consolarci andando sulla sua bacheca pubblica, e fare anche noi a gara a chi le dice più volte “amore”, “tesoro” o le manda quei simpaticissimi cuoricini. Volete forse negarle il vostro affetto in un simile momento di difficoltà?

Ed è solo un temporaneo “see you later” quello che diamo anche al mitico Lucio Nisi, l’unico uomo al mondo riuscito – contemporaneamente – ad essere “il papà” del locale icona-gay di Milano, e a candidarsi alle elezioni comunali sostenuto dall’UDC, il partito di Giovanardi (rendendo così felice il fratello sacerdote, forse). Del resto, noi che non siamo più tanto giovani, siamo abituati all’effervescenza del personaggio. Come dimenticare quando nel 1999, intervistato da Formigli allora inviato di Santoro, pochi giorni dopo la morte di un 17enne in discoteca per ecstasy, alla richiesta di una sua opinione sulla presenza delle droghe nei locali rispose “la droga? e che ne so? Io cerco la figa” (dando un dispiacere al fratello sacerdote, probabilmente).

Ma soprattutto, è un arrivederci quello che diamo a Luca Crescenzi, l’art director free lance come lui stesso si definisce, ovvero l’uomo che stabiliva, con una sola occhiata, “chi è degno e chi non lo è”. Ma soprattutto, l’uomo che mentre dice simili stronzate ci crede veramente, e allora non si capisce se è più grottesco lui mentre teorizza la fenomenologia del “tu ti faresti entrare” o quelli fuori, sotto la pioggia, che magari insultano il cameriere se confonde la comanda e al posto del Negroni porta lo Spriz o l’impiegata alle poste “che mi fa arrivare in ritardo in Marangoni” ma aspettano pazientemente, sotto una raffica di spinte e a volte insulti, di essere giudicati  dal door selector di Alessandria metà Prince e metà Arnold (che cavolo stai dicendo, Stryxia la sua battuta cult).

Un ciao-ciao in sordina, dicevamo, di cui però qualcuno ha parlato, definendo il Plastic “un osservatorio”. E’ vero. Il Plastic era e presto tornerà ad essere un osservatorio privilegiato sull’Italia di oggi. Perché proprio come al Plastic, quasi sempre anche in Italia, che si tratti del settore pubblico, o privato, o accademico o artistico o qualunque altra cosa vi venga in mente, per entrarci dentro bisogna conoscere l’amico dell’amico, leccare il culo, e sperare sia di luna buona.  Senza che nessuno ne rimanga minimamente turbato. Anzi.

 

P.S. La motivazione ufficiale della chiusura è comunque l’ordine di sfratto. Che beffa, che contrappasso! A furia di non far entrare la gente, per una volta a essere sbattuti fuori sono stati loro.