SGASATI 2: IL PLASTIC

SGASATI 2: IL PLASTIC

Mar 12

Tribunale della Plebe

 

Alla fine, ieri sera, ha chiuso davvero.

Un po’ in sordina, per la verità. Niente di paragonabile a quello che accadde due anni fa…

con un gruppo facebook contro lo sfratto creato ad hoc nientemeno che dal consigliere comunale – allora sconosciuto ai più – Pierfrancesco Maran che accusava “i palazzinari di Berlusconi” di volerlo chiudere. Segno che evidentemente stavolta ci si è già accordati per il dopo, e allora al diavolo tutti i discorsi sulla “sede storica ed insostituibile” di cui si parlava nel 2009.

Una chiusura temporanea, insomma. Senza nemmeno un Fiorucci qualsiasi a lanciare un appello, ricordando con nostalgia i tempi di quando era giovane, stava sui giornali che contavano un giorno si e l’altro pure e se la spassava in Viale Umbria con Andy e Keith “che loro quando passavano da Milano li ci andavano sempre.” (seguiti, in epoca recente, da Dj Francesco, Anna Tatangelo e Paola e Chiara, ma questo sui giornali fa meno titolo).

E’ quindi solo il tempo degli arrivederci, presto potremo tornare ad affinare la nostra conoscenza del bergamasco o del marchigiano stando in fila davanti all’ingresso. E tutti coloro che in queste ore hanno riversato su internet messaggi in stile “…e ora si che Milano è una città di merda” possono per fortuna rasserenarsi.

Perché è solo un arrivederci quello che diamo a Pinky Rossi, una dei soci del locale, la signora -persona assolutamente squisita – che accoglieva i clienti alle transenne. Certo, il mondo della notte milanese non sarà più lo stesso, senza la sua travolgente simpatia, ma nel frattempo possiamo consolarci andando sulla sua bacheca pubblica, e fare anche noi a gara a chi le dice più volte “amore”, “tesoro” o le manda quei simpaticissimi cuoricini. Volete forse negarle il vostro affetto in un simile momento di difficoltà?

Ed è solo un temporaneo “see you later” quello che diamo anche al mitico Lucio Nisi, l’unico uomo al mondo riuscito – contemporaneamente – ad essere “il papà” del locale icona-gay di Milano, e a candidarsi alle elezioni comunali sostenuto dall’UDC, il partito di Giovanardi (rendendo così felice il fratello sacerdote, forse). Del resto, noi che non siamo più tanto giovani, siamo abituati all’effervescenza del personaggio. Come dimenticare quando nel 1999, intervistato da Formigli allora inviato di Santoro, pochi giorni dopo la morte di un 17enne in discoteca per ecstasy, alla richiesta di una sua opinione sulla presenza delle droghe nei locali rispose “la droga? e che ne so? Io cerco la figa” (dando un dispiacere al fratello sacerdote, probabilmente).

Ma soprattutto, è un arrivederci quello che diamo a Luca Crescenzi, l’art director free lance come lui stesso si definisce, ovvero l’uomo che stabiliva, con una sola occhiata, “chi è degno e chi non lo è”. Ma soprattutto, l’uomo che mentre dice simili stronzate ci crede veramente, e allora non si capisce se è più grottesco lui mentre teorizza la fenomenologia del “tu ti faresti entrare” o quelli fuori, sotto la pioggia, che magari insultano il cameriere se confonde la comanda e al posto del Negroni porta lo Spriz o l’impiegata alle poste “che mi fa arrivare in ritardo in Marangoni” ma aspettano pazientemente, sotto una raffica di spinte e a volte insulti, di essere giudicati  dal door selector di Alessandria metà Prince e metà Arnold (che cavolo stai dicendo, Stryxia la sua battuta cult).

Un ciao-ciao in sordina, dicevamo, di cui però qualcuno ha parlato, definendo il Plastic “un osservatorio”. E’ vero. Il Plastic era e presto tornerà ad essere un osservatorio privilegiato sull’Italia di oggi. Perché proprio come al Plastic, quasi sempre anche in Italia, che si tratti del settore pubblico, o privato, o accademico o artistico o qualunque altra cosa vi venga in mente, per entrarci dentro bisogna conoscere l’amico dell’amico, leccare il culo, e sperare sia di luna buona.  Senza che nessuno ne rimanga minimamente turbato. Anzi.

 

P.S. La motivazione ufficiale della chiusura è comunque l’ordine di sfratto. Che beffa, che contrappasso! A furia di non far entrare la gente, per una volta a essere sbattuti fuori sono stati loro.

83 comments

  1. cannabinolo

    grandissimi.

  2. Teo

    mi stavate sul cazzo. Con questo pezzo direi che vi siete ampiamente rivalutati.

  3. Plasticulo!

    ahahaha Pinky Rossi..quanto la prenderei a calci nel culo!!! Tu ti faresti entrare…no, io vi prendo a calci nel culo!!

  4. rosicate

    …perchè a voi non vi fanno entrare eh??

    • A E I O U

      non è il fatto d entrare o no, è proprio che è un lager per handicappati e figli di papà convinti di essere alternativi

      un posto per followers e laccaculo che ambiscono all arrampicata nella moda o “nei giri in”

      ricordo a questi gentili signori, che sono degli emeriti pezzenti incapaci di ogni cosa nella stragrande maggioranza, e che hanno rotto i coglioni con le loro belle macchine fotografiche di merda di cui generalmente non conoscono una funzione al di la di quella base, i cappelli dritti le all star da morto di fame con le borchie e pure lerce, la vita birra e canna, lo slang, l accento,l ambizione di ambire ma che poi manco quello, e soprattutto il loro gusto musicale idiota abbinato a una stereotipazione dell estetica
      al plastic ci si puo divertire giusto se si è uno venuto dal paesello con il sacchetto di cartone

      vi lascio con un disco che mi piace, ciao

      http://www.youtube.com/watch?v=1qn1s7GpmK0&feature=autoplay&list=PLB3C21B6E473527B1&lf=plpp_video&playnext=1

      Nesbo

  5. TOXIC BOY

    Menosi del cazzo. Spero non riaprano mai.

  6. FL

    Bless.

  7. Questo articolo

    mi ha commosso.

  8. Marco

    Curiosità: chi sarebbe l’autore, che noto avere la stessa simpatia di Pinky tra l’altro, di questo raffinato articolo? Non mi interessa nome e cognome, anche se sarebbe corretto metterlo, ma cosa fa nella vita, quanti anni ha, da quanti è a Milano, è mai entrato al Plastic, è etero o gay o represso o semplicemente il classico “respinto” alla porta..cose del genere..(ps: non voglio fare polemica, è solo una curiosità)

    • ihatemilano

      e tu invece? sei gay, etero o represso? sei di milano? hai la partita iva? hai pagato il canone? L’opinione è l’opinione, la critica è critica ed è LIBERA, chiaro? L’autore può essere un figlio di papà, o un poveraccio, o un rimbalzato cronico, o un disabile magari, o che ne sappiamo, un nano, un obeso, un evasore fiscale…che cosa cambia, spiegaci. Non vogliamo fare polemica, ci mancherebbe. Però sai dove si subordinavano le opinioni alle persone? Nelle dittature.
      P.S. se l’autore sa così tante, ma così tante cose sui personaggi citati, al punto da ricordarsi fatti accaduti 13 anni fa…su, fai uno sforzo, dai…secondo te, da dove viene???

      • I hate I hate Milano

        se ti fa cagare così tanto milano perchè non te ne vai a quel paese?
        i tuoi articoli fanno pena come te del resto

        • ihatemilano

          ahahahah grande!

        • Plastic: rifiuto NON RICICLABILE

          Io non conosco né chi ha scritto l’articolo, né chi sta rispondendo in maniera così risentita (e già questo la dice lunga). Ma se proprio devo farmi un’opinione, a farmi pena è chi si sente offeso da un articolo del genere su un locale del genere…

  9. Frenghi

    “A furia di non far entrare la gente, per una volta a essere sbattuti fuori sono stati loro.”

    credo che questa frase rappresenti al meglio quuello che era il plastic.

    grandi bell’articolo

  10. MIKE

    CERTO CHE DARE L’AMBROGINO D’ORO A UNO COME LUCIO NISI QUANDO AL PLASTIC NON ACCETTANO BANCOMAT,CARTE DI CREDITO,RICEVUTE E SCONTRINI MAI VISTI E LOCALE NON A NORMA PER ANNI E’ VERAMENTE IL COLMO

  11. GG

    E io che non ci sono mai stato, come faccio?

  12. Paolo

    quando l’ho letto pensavo fosse un insulto gratuito o una cazzata buttata a casaccio. E invece no. Lucio Nisi era veramente candidato con l’UDC, il partito il cui esponente di spicco considera gli omosessuali come i cani. Sono andato al Plastic per anni e questa per me è una grandissima delusione.

  13. Claudio

    Ieri sera sono andato al Plastic, la musica che definiscono “ricercata” del match a Paris (la serata domenicale) non è che una dozzinale selezione di colonne sonore Felliniane mischate con una becera electro con fischiettini in francese.

    Ho visto tanti gay e tante belle fiche, tanti relitti anni 80 e un sacco di scarpe pazzerelle, ho visto gli alcolici scadenti e i prezzi troppo alti ho visto gli isterismi, ma i sorrisi quelli non li ho visti.

  14. Dj della Barona

    Mi hanno ospitato a suonare al Plastic 6-7 volte nel 2009 a parte il compenso misero ed in nero; i padroni di casa “Pinky” & Sergio Tavelli mi hanno sempre trattato come l’ultima merda sulla terra con supponenza ed arroganza, questo articolo gli è del tutto meritato.

    MILANO = ITALIA = MERDA

  15. io

    concordo su tutto tranne che su quanto detto a proposito di Crescenzi, che credo sia una delle poche persone intelligenti in quel posto.
    per il resto avrei tanto voluto che parlassi anche della Stryxia, i cui occhi distano ettari l’uno dall’altro (e la rendono davvero meritevole dell’appellativo di “travesta più brutta del mondo), o di Tavelli, che i fiori oltre ad averli sulla camicia li ha principalmente nel cervello, o di Wertmuller, che ha pure il timbrino personalizzato come una segretaria fiat degli anni ’50, o di certi dj, quasi sempre troppo fatti persino per sentire la loro stessa musica.
    che bel mondo. non ci mancheranno loro e soprattutto non ci mancherà la loro clientela media.

    • Giulia Q

      suvvia, lo sanno tutti che la “travesta più brutta del mondo” sta allo Shelter di Colturano

    • Alex

      Infatti Luca se n’è andato al momento giusto, quando il Plastic ha iniziato a decadere. Ora è il nulla, lo devo ammettere da ex frequentatore, ci sono stato un paio di volte ultimamente, e la nuova sede devo dire che mette parecchia tristezza. Soprattutto per il target. Si vede che la selezione è cambiata, ora la fa Pinky in compagnia di una sciacquetta e un cerebroleso baffuto che è tutto un programma. Chiaramente è diventato un locale under 17.

  16. Giov.K

    Non so chi ha scritto l’articolo, ma gli faccio i miei complimenti. Sottoscrivo tutto. Un posto di sfigati che si credono chissà chi perchè hanno gli occhiali spessi. Che babbi.

  17. DJ G.

    Stessa cosa io, suonato al Plastic una ventina di volte, pagato un cazzo, trattato coi piedi, tutto in nero. E questo sarebbe il club stile Londra o New York. Ma vaffanculo va.

  18. Geppo

    E’ un peccato che sia stato chiuso, ma il locale cadeva a pezzi. Era al limite (?) della legalità. Alla fine aprirà in una nuova location e segnerà una nuova epoca. Il Plastic è fatto di persone, piacciano o meno, è il club preferito dalla “casta creativa” di Milano, nel bene e nel male.

  19. Raga col t macs

    LI ERA BELLO CHE OGNI VOLTA CHE ANDAVO SPACCAVO LA TESTA A QUALCUNO

    IL PIU TESTA DI CAZZO FROCIO ERA QUEL TESTA DI CAZZO DI MERDA DEL CICCIONE IN PORTA

    POI NE AVREI ANCHE DA DIRE SUL BUTTAFUORI DELL EST QUEL FACCIA DA CAZZO CON IL CIUFFETTO CHE GLI AVREI DATO IN FACCIA UN LEGNO COI CHIODI
    MI SON DOVUTO ACCONTENTARE DI UN DESTRO

  20. IlbaffodelGasoline

    Persone, non personaggi. Questo accanirsi contro un locale che è stato accogliente con chi magari non si riconosceva nelle aree “vip” dei vari Shocking o Old Fashion lo trovo poco elegante. Certo, la calca non piace a nessuno. Fare la fila alla porta neppure. Bere alcool di pessima qualità, men che meno. Ma al Plastic non si andava per stare in vetrina, eppure è sempre stato un luogo dove avevi parecchio da vedere, e dove il divertimento non era mai “forzato”.
    Nomi e cognomi di chi ci lavorava sono stati fatti, non vedo perchè l’ autore non ci metta la firma. E non rifletta sul fatto che , per chi sta alla porta, o al bar, o alla transenna, quelle ore sono ore di lavoro. E di lavoro ben fatto, se qualcuno ancora ne parla.

  21. Audrey

    Al Plastic sono sempre entrata senza neanche fare la fila e considerata “una di loro”. Piccola cosa che non hanno mai capito è che io andavo lì per la musica e quattro chiacchiere con gli amici di sempre, non certo per sentirmi parte di una ghettizzante e patetica cerchia di tossici che, a 30 o 40 anni, ancora vivono di scopate random nei bagni luridi, elogio della vomitata sulla maglietta stracciata da 300 euro e totale mancanza di carattere. Tutta questa gran creatività così esasperata, è solo l’estremizzazione del più squallido conformismo.
    Wannabe rocker, wannabe London, wannabe indie….peccato che, il 90% di queste persone non abbia ancora un’identità personale nè sociale e sia solamente legata a concezioni di “coolness” che sembrano uscite da “Beverly Hills, 90210″ e da stereotipi che già è grave avere a 15 anni, figurarsi da adulti.
    Onestamente mi piaceva il Plastic, trovavo affascinante il luogo, gli arredi sgangherati, il concept con cui era nato… non la clientela, peggiorata negli anni in un modo allucinante.
    Temo che, per creare una “mitizzazione” a livello di marketing, sia un passo più che logico fare selezione, del resto, sappiamo tutti che la gente è attratta da ciò che sembra essere per pochi, la massoneria piace da sempre e sempre piacerà.
    I club non possono essere democratici per funzionare bene.
    Il dramma non è l’idea ma il modo in cui spesso è stata usata/abusata:se non fossi stata una ragazza carina, vestita in modo molto particolare, sarei stata UMILIATA. Un conto è scegliere la propria clientela per definire un target, ben diverso deridere la gente che desidera entrare, farla sentire inferiore, “non all’altezza”, cosa che avviene anche altrove però, non scordatelo.
    E sono emerite cavolate quelle legate alla “filosofia di vita” del Plastic, perchè si, sono certa che il buon Fiorucci, dall’alto dei suoi anni non proprio verdi, abbia sostenuto un luogo caro, pieno di ricordi di un’era che fu. Attualmente non c’era NULLA di originale lì dentro, nulla di creativo, nessuna controcultura (neanche cultura, figuriamoci qualcosa che andasse oltre!!), solo l’ennesimo elogio dell’esteriorità e della superficialità.
    Posso, altresì difendere il passato di questo locale, che 10 anni fa, era molto, molto diverso, indi immagino che, negli anni ’80 abbia davvero offerto un qualcosa di nuovo, fresco, differente nelle patinate notti meneghine, forse perchè la gente che lo popolava aveva più fantasia, voglia di cambiare il mondo e meno pretese di finta popolarità.
    Meno si è “popolari” (termine che detesto quasi quanto “alternativo” e “trendy”) e più si cerca di diventarlo nei propri ambienti , se il cervello è poco.
    Non è un abito particolare che rende qualcuno un creativo.
    Non sono 10 reflex costose ad improvvisarti fotografo e non è attraversare la folla e passare avanti a gente in coda che ti rende una persona valida.
    Ma vallo a spiegare al mondo.
    Ero una di loro? Apparentemente si, tendenzialmente no, per nulla.
    Ma sono una persona in grado di trovare pro e contro, di analizzare consapevolmente una realtà che mi ha divertita per la pochezza e la leggerezza, e criticarne le pecche, proprio perchè c’ero.
    Ho amato il Plastic, l’ho odiato.
    Mi spiace abbia chiuso perchè, a parte i ricordi personali belli o meno, certa gentaglia, la stessa che l’ha reso da luogo magico a feccia, si ritroverà altrove e tale rimarrà.
    Il problema non è mai stato il Plastic, il problema è la gente di Milano, provincia di Londra, quella sarebbe da demolire e non un club con una storia di grande dignità alle spalle.

    • Ale

      Un’analisi perfetta. Così come l’esposizione.
      Grande, null’altro da dire.

    • Victoward

      Un analisi superperfetta, degna ti scapestrare ogni pseudo cinico e ogni pseudo bimbaminchia che in questo periodo si limonava l’amico gay del paesello, con le sneaker borchiate, comprate solo a 180 euro in Ticinese.

      Io personalmente al Plastic ci sono stato solo un paio di volte, con la mia ragazza, visto la mia preponderanza fisica abbiamo saltato la fila (in realtà non sappiamo neanche noi come), speravo di non pagare, 25 cucuzze. Sticazzi.

      La serata in sé non mi ha soddisfatto per niente, ovviamente è un opinione personale, però mi sembrava fosse la playlist dell’amico del amico del dj creativo presa direttamente da youtube (mi spiace ma Sex Pistols fanno e facevano cagare).

      Trovo un filo di accanimento nei confronti del Plastic, quando la cosidetta “selectionsz” la fanno un sacco di “club” a Milano, vedere l’ispettore gadget con la donna guerriero del Tunnel, i romeni che selezionano i moldavi ai Magazzini ecc ecc…

      Servirà/non servirà?

      Non mi dilungo se no finisco a parlare dell’autoattentato del 11/2001.

      See ya

    • Cassandra Gemini

      Cos’altro aggiungere? Niente, hai già detto tutto tu.

      Ecco, forse una cosa sì, la vorrei dire, ma è rivolta ai poveri di spirito che parlano di ‘rosicate’ e ‘invidia’: personalmente sono sempre entrata al Plastic senza fare la fila, non per questo non mi devo trovare d’accordo con l’autore dell’articolo. E non per niente ho smesso di frequentare quel locale ormai anni fa, quando mi sono resa conto che – come ha scritto qualcuno poco più sopra in un modo che mi ha commossa – di sorrisi non ce n’erano, che io stessa riuscivo a starci solo se ero fatta e/o ubriaca; che sostanzialmente mi sentivo costantemente un pesce fuor d’acqua lì dentro perché non sento la necessità di ostentare nulla e mi fanno tristezza i trentenni-quarantenni che giocano a fare quelli troppo wasted che continuano a vivere di scopate occasionali con la ragazzetta indie (…) di turno.

    • Emanuele

      Ho frequentato il Plastic per 15 lunghi anni, a volte non andandoci per lunghi mesi a volte ogni sabato. Ho letto post di persone che non sono mai riuscite ad entrare e commenti di persone che dispongono della corsia veloce! E’ divertente ma quando mi presento ancora oggi potrei a ottenere a volte il saluto della Crew al mio apparire, la riduzione senza chiedere e l’entrata senza coda…oppure se il karma proprio quella sera dell’anno è negativo i chakra sono chiusi e Saturno è pure contro, rischio di fare la coda, ricevere sguardi gelidi e alla fine forse entrare se il taxi sulla circonvallazione non ti schiaccia mentre il gentile orso dell’Est ruggisce “INDIETROOO”!
      Ma questa è storia ormai,il vecchio Plastic è morto il nuovo Plastic è nato!
      Sono stato all’inaugurazione della nuova sede. Location più anonima di prima quasi ghettizzata, da fuori sembra un capannone…no lo è! Dentro è una rappresentazione quasi perfetta del vecchio locale, pure i 40 gradi con il 100% di umidità della storica sala bordello non sono dovuti al vecchio impianto di aria condizionata ormai asmatico ma ad un marchio di fabbrica che è stato riportato con esperienza anche nella nuova sala! La magia del passato non la vedevo più da tempo, nel nuovo locale ancora meno. Mi faccio da parte sperando che a 35 anni sia io ad invecchiare e non il Plastic.
      Ps Audrey sei un mito!!!

    • Mario

      questo è davvero quanto di più giusto e calzante (non parziario) si potesse dire sul Plastic.. è ovvio che sia cambiato, è la società stessa che è cambiata. è Milano che è cambiata, già rispetto a 10 anni fa, figurarsi rispetto agli ’80. personalmente non mi sono mai inserito in nessuna di quelle sfilze di stereotipi che sono stati snocciolati qua e là nell’articolo e nei commenti.. non mi vesto strano, non mi ritengo particolarmente creativo, non ho una reflex (haha) o altro.. riconosco però un senso comune di frustrazione in tutte quelle persone che sono state sempre e solo rimbalzate (che strano eh?).. personalmente sono entrato 15 volte su 16 senza conoscere nessuno, senza ripeto indossare chissà cosa e anzi andando anche contro ai vari “dress codes” delle serate..si è vero, l’alcool fa schifo (ditemi una discoteca in cui i cocktails a Milano siano buoni.. se poi vogliamo parlare di cocktails, andatevi a vedere il menù dell’ “Employees only” di NYC, QUELLI sono cocktails..) ma il “costa troppo” non si può sentire.. 15 euro per entrare il venerdì e 20 per il sabato con drink (anche se pessimo) non mi sembrano troppi e soprattutto il democratico TUTTI PAGANO (non quelle scene le donne entrano gratis e gli uomini o non enrano proprio oppure pagano per tre… pathetic)… per il resto io purtroppo, data la mia giovane età, me lo sono perso negli anni d’oro dove, come dice chi ha scritto questo commento, il plastic rappresentava veramente qualcosa di diverso ma PERSONALMENTE ci vado per pochi semplici motivi. 1) mi piace la musica, sarà anche come l’avete descritta voi ma almeno è diversa dal mainstream (qualche volta è anche abbastanza decente); 2) mi piace l’ambiente, nel senso che se malauguratamente prendo dentro qualcuno non mi sento il solito “oh ma che cazzo fai, ti ammazzo di botte” con rissa che scatta nei vari Old Fashion, the Club eccetera..anche se in effetti l’ambiente sta peggiorando (sono stato anche nella nuova sede aperta di recente e l’ultimo venerdì sera non mi ha entusiasmato granchè, segno dei tempi); 3) chiude molto tardi. ditemi un’altra discoteca in cui alle 5.30 state ancora ballando e giuro che ci andrò!! per il resto io sono forse una di quelle poche persone che in questo paese va in disco per BALLARE, non per LA FIGA come dice quel viscidone del proprietario, per l’alcool o altre cazzate.. quindi poter ballare fino alle 5.30 anche senza strafarmi di alcool o altro per me può già rappresentare una motivazione sufficiente..il resto sono luoghi comuni, svilenti, come sempre.

      • ihatemilano

        sta aperto fino alle 5 e 30 perché viola le ordinanze. Ma con gli agganci in comune si sta tranquilli, non come gli altri coglioni che la rispettano altrimenti si beccano l’ordinanza di chiusura.

  22. Coop

    Madonna il rosicare incalza!!!! Mi fate ridere in primis la mente illuminata che ha scritto questo “articolo” da baretto dello sport della frazione di paese!!! Poi rido di quanta gente sarebbe voluta entrare e per fortuna è stata lasciata fuori!!! Ma continuate ad andare in cso Como che è l unica zona , forse , dove nn vi lascerebbero fare la fila alla porta!!!

    • pdellino

      certo, perchè se uno critica vuol dire che è invidioso giusto? un po’ come dire che tutti quelli che criticavano berlusconi volevano essere come lui…mandami il curriculum, che nell’ufficio stampa del PDL ti prendo al volo.

    • Audrey

      Veramente io ho sempre saltato la coda, per 11 anni, eppure trovo che alcune cose giuste questo articolo le dica. E ho pure scritto. Quindi di rosicona rimasta fuori ho ben poco!!!! A volte si CRITICA proprio ciò che si vive da vicino e si conosce bene.

      • Pontello

        Ciao Audrey,
        concordo praticamente su tutto ciò che hai scritto. Posso chiederti se sei il trans che andava sempre al Gasoline il giovedì sera?
        Un saluto in ogni caso, ma più caro se sei lei :)

  23. RAGAZ

    NON SCORDIAMOCI I 25 DEMOCRATICI EURO PER ENTRARE, GIUTIFICATISSIMI A FRONTE DI UN TALE IMPECCABILE SERVIZIO

    E CHE DIRE DELLO STEREO CANTA TU DI FIORELLO, IL TOP

  24. Martolina

    Ho studiato a Milano per tre anni e abitavo a 200 metri dal plastic, cosa che lo rendeva quindi iperallettante per passare delle serate. E posso dirvi che mi ci sono veramente divertita…ok sono passati un po’ di anni quindi non posso affermare che ora sia come allora, ma ho un ottimo ricordo delle notti al plastic, dove nessuno ti giudica perché nessuno é normale!!! Per quanto riguarda i paragoni con le discoteche londinesi e francesi…il plastic é il plastic e somiglia solo a se stesso.

    • TOXIC BOY

      Ah, nessuno ti giudica? Uno che si vanta, da tutte le parti, di “capire con uno sguardo CHI E’ DEGNO E CHI NON LO E’” sarebbe uno che non giudica? Uno che – ovviamente protetto da 3 buttafuori e due transenne – ride in faccia alla gente, dicendo “ma ti sei visto allo specchio” non ti giudica? Dai, per favore, basta. Non si può costruirsi l’immagine di iperselettivi che trattano la gente di merda, e quando si subisce lo stesso trattamento dire che al Plastic non si giudica nessuno. La verità è che il Plastic sta sul cazzo a tutta milano, si sa, tranne a quelli che ancora ci vanno che sono a) disperati in cerca di vacche che la danno facile b) omosessuali (che poi cosa ci vanno a fare, se il padrone è dell’UDC) c) pseudo creativi che però sono disoccupati, e l’unico modo che hanno per dimostrare al mondo di essere creativi è appunto andare in quel postaccio.

    • Cassandra Gemini

      “nessuno è normale”?! Sarà che studio psicologia ma mi prudono le mani ogni volta che leggo qualcuno definirsi pazzerello/non normale/eccetera.
      Se poi consideriamo che la clientela del Plastic era quanto di più omologato si potesse immaginare, beh, c’è davvero da ridere per non piangere.

  25. VIVA IL PLASTIC

    il Plastic è il miglior club di Milano!!! Non vedo l’ora che riapra!! Venite anche voi, sono sicuro che cambierete idea :))))

  26. Coop

    L unica volta che mi sono trovato costretto in fila è stata sabato visto che la maggior parte delle persone che stanno criticando ora puntavano ad entrare almeno per una volta!! Visto che sono 11 anni che salti la fila a tuo dire dovresti riconoscere il fatto che il PLASTIC Sa trattare OTTIMAMENTE i propri clienti storici !!! Cara la mia Audry nn si sputa nel piatto dove si è mangiato ( in modo figurato logicamente ) !!! Quindi basta rosicare e sputar merda su posti che nn si conoscono ( nn mi riferisco a Audry ) solo perché si è stati rimbalzati o solo per sentito dire!!!! E tu che dici tanto che spacchi teste e vorresti tirare spranghe chiodate in faccia alla gente ( grande palla assoluta quella che raccontiagari le hai certe cose ) dovresti seriamente vergognarti ma nn mi riferisco al PLASTIC ma fosse per me nn ti farei entrare nemmeno nella peggior bettola di provincia!!!

    • ihatemilano

      se non conosci RAGA COL TMACS è un problema tuo, e molto serio anche, fidati.

      • Coop

        I hate qualcosa è stato un errore di battitura te lo RIPETO così comprendi :” ragazzo che ogni volta che va al PLASTIC ( ho i miei dubbi che riesca ad entrare ) spacca la testa a qualcuno oppure o da ” cartelle o destri ” ai buttafuori ( probabilmente nei suoi sogni ) non merita nemmeno di entrare nelle peggiori bettole di provincia ( sicuramente quelle che frequenti anche tu )!!!
        Non alterarti se ricevi opinioni sulla ” roba ” che scrivi la pubblichi e ti becchi qualsiasi risposta in favore o contro !!! Ti consiglio pero’ di documentarti meglio la prossima volta! Ripeto una cosa può piacere o meno ma non sei nessuno per offendere !!!

        • ihatemilano

          infatti ti stiamo pubblicando, no? Sei tu che non capisci. Rilassati, fai un bel respiro. Fatto? Ecco. Ti abbiamo scritto che se non conosci l’utente il cui nick è “raga col tmacs” è un problema tuo, e anche serio. Documentati la prossima volta. E rilassati, che il free drink adesso non te lo leva nessuno. ciao!

    • Audrey

      A parte che si scrive AudrEy, in ogni caso, se tu avessi letto ciò che ho scritto avresti notato che ho sottolineato PRO e CONTRO del Plastic, cosa che non coincide proprio con lo sputare nel piatto in cui si è mangiato. Inoltre ho definito specifiche tecniche di marketing tra cui la selezione all’ingresso, sottolineando che NON avviene solo lì (ci mancherebbe, non hanno scoperto l’acqua calda!) e non mi sono affatto lamentata della cortesia dello staff nei mio confronti, anzi.Però ho visto amici essere lasciati fuori perchè “estremamente brutti” o “sfigati”. Un club di contro-tendenza che si erge paladino dell’unicità, della creatività e della diversità (ma poi diversità da che? Oggi TUTTI sono indie, il mondo è dei gay e non è più strano vedere trans in giro, non siamo nel 1950, per fortuna!) non dovrebbe essere meno legato a look e mera estetica? Magari no, sempre per le famose scelte di target, ed è pure logico però poi non ci si lamenti se a molti queste non piacciono. Ribadisco, non è il Plastic in sé la pietra dello scandalo ma la gentaglia oscena che lo frequentava, come frequenta altri posti, credendosi “speciale”, “diversa”, “alternativa” quando è la più massifica d’Europa. Trovo quasi meno stereotipati i coatti di Jersey Shore dei dementi finti rockettari meneghini. E l’articolo è veritiero, ironico, molto divertente, delinea precisamente ciò che è Milano oggi, ciò che crediamo d’essere quando “sfliamo” attraverso la gente in coda, neanche fosse un red carpet…siamo (e mi ci metto anch’io perchè certi luoghi li frequento, anche se pochissimo) una massa di cretini che vorrebbero essere vip ma sono merde umane, questa è la realtà… rideteci sopra, un pò di sana AUTOIRONIA non ha mai ucciso nessuno!

      • Audrey

        PS EVVIVA LA SANA PROVINCIA dove ci si diverte con una birra in spiaggia o una chitarra in campagna e non a mettersi in vetrina come dei cretini! LODE ai provinciali che sono 1000 volte più ingenui ma spesso, migliori moralmente.

        • provinciale

          Una considerazione fresca e attuale, grazie, non ce lo aveva ancora detto nessuno.
          E comunque moralmente siamo immondi, senti a me.

    • GIONNI DI BUSNAGO

      WE NANNI SCENDI DALLA PIANTA

  27. Coop

    Ahaha ti rispondo con una risata!!! Me lo berrò alla tua salute!!! La prossima volta che sei in coda alza la mano che ti saluto dal regno del divertimento!!! X la cronaca sono rilassatissimo!!!! <3

    • Audrey

      Addirittura il “regno del divertimento”? Scusa, hai vissuto SOLO a Milèn? No sai, perchè Berlino, Londra, pure città come Budapest offrono decine di club come il Plastic OGGI. Non si può continuare a vivere nel ricordo di ciò che fu splendido negli anni passati, esiste anche l’innovazione! Questo è essere provinciali, e pure molto!!!

      • GIONNI DI BUSNAGO

        BRAVA AUDREY SARAI PURE UN TRAVONE MA CI SAI FARE CON LE RISPOSTE

        • Audrey

          Purtroppo non sono un travestito ma ce n’era uno, molto bello, chiamato “Audrey” che girava al vecchio e defunto Gasoline, per me è solo un complimento, non sono sessista! ;-)

  28. M08-068

    non sono mai stato al plastic perchè ho gusti musicali totalmente diversi però a leggere i commenti di chi lo difende sembra che audrey e l’articolo abbiano pienamente ragione.

  29. GG

    Quando si parla di frivolezze i commenti fioccano.

    • Victoward

      Infatti dovremmo concentrarci di più sulla guerriglia semiologica di eco applicata alla politica italiana.

      Occhio che forse riesci a beccare il servizio su studio aperto del cane abbandonato in circonvalla.

  30. Marco

    “Piccola cosa che non hanno mai capito è che io andavo lì per la musica e quattro chiacchiere con gli amici di sempre, non certo per sentirmi parte di una ghettizzante e patetica cerchia di tossici”

    Niente ipocrisie, al Plastic ci fai serata solo e solamente se sei fatto. Non discuto sulla selezione @lucacrescenzi ha sempre fatto bene il suo lavoro, pero’ non prendiamoci in giro.

    • Audrey

      Mah. Non sono d’accordo sai?
      In teoria OVUNQUE si fa serata SOLO con valaghe di alcol e coca, non solo lì. Io sono pure mezza astemia eppure, in passato, mi sono divertita molto. Dipende da che tipo di persona sei, c’è chi è contento ascoltando/ballando musica che ama e chiacchierando e chi si deve sfasciare perchè vuoto ed incapace di divertirsi in altro modo. E’ gente che fa solo pena e si trova in qualsiasi locale. Al Plastic e in altri posti la concentrazione dei cretini è solo più alta. Comunque a me Luca Crescenzi è simpatico, è un furbacchione e ha capito che, per diventare qualcuno a MIlèn senza aver nessuna velleità, bisogna fare una sola cosa:tirarsela.

  31. laeli

    però, pensateci un attimo: adesso che è chiuso ce li ritroveremo DAPPERTUTTO
    brrrrrrrrrrrrrr

  32. Osmond

    Sono pienamente d’accordo con Audrey: mi sono sempre divertita da morire al Plastic e ho cominciato ad andarci frequentemente (senza mai restare fuori, pur essendo una beata X nel mucchio), in particolare di venerdì, proprio perché non ho mai sentito la necessità di “additivi” per considerare riuscita la serata. La musica è bella, con i suoi pezzi fissi e con le nuove proposte, i gruppi live sempre adeguati e aggiornati. Spesso mi è capitato di avere in mente un pezzo e l’attimo dopo sentirlo venir fuori dalle casse. questo, per me, in un locale è assolutamente impagabile. Lo staff nella maggior parte dei casi non è assolutamente cordiale (ma non ho notato molta differenza rispetto a nessun altro locale, anzi), ma sa fare il suo mestiere (questo è poco ma sicura dato che siamo tutti qui a discuterne). Chi ha scritto l’articolo ha fatto evidentemente un mix di notizie vere (ma magari recepite male, si sa come funziona il telefono senza fili), leggende metropolitane e vissuto personale. il problema reale: sicuramente PARTE della gente che frequenta il Plastic e che ritiene di poter gestire la sua vita come si fa con l’ingresso di un locale. Non mi sono mai sentita un essere inferiore perché non ero in piccionaia a guardare/squadrare la gente che si divertiva giù in pista o a fare le vasche da una sala all’altra perché non trovavo “il mio posto”. Considerazione finale: tutta la gente di cui sono stati fatti nomi e cognomi (e tirate elegantemente in ballo vicende personali) sono PERSONE (punto 1) che al Plastic ci LAVORANO (evidentemente con prestazioni non sempre indiscutibili). non dimenticatelo. Credo che chi lavori in quel posto ne abbia viste più di qualsiasi (più o meno)affezionato frequentatore. Stima anche per IlbaffodelGasoline

    • ihatemilano

      no no cara. I fatti sono tutti veri e verificati, se vuoi ti spediamo a casa persino gli spezzoni dell’intervista 1999. E basta, basta col “vissuto personale”, come se chi ha scritto lo avesse fatto per “invidia”. E’ tanto difficile accettare il diritto di critica? Se parlo male del pdl o della mafia – due esempi a caso – significa che ne voglio fare parte? Dici che sono state tirate in ballo vicende personali: ci dici quali? Di Pinky Rossi parliamo della cortesia sulla porta, di Nisi della sua candidatura sostenuto dagli omofobi e di un’intervista RAI, di Luca di come, sempre sul lavoro, si interfaccia ai clienti. Bene, quali sono le vicende personali? E Riguardo alle PERSONE di cui lamenti che si fanno i nomi e cognomi: sono le stesse PERSONE di cui i nomi e cognomi sono riportati su decine e decine di interviste adoranti, in cui non fanno altro che vantarsi di quello per cui, su questo blog, vengono criticate. Allora spiegaci: i nomi di queste PERSONE che LAVORANO (come tutti noi) si possono fare solo per parlarne bene? Quando uno critica deve occultare i nomi? Bella mentalità questa.

  33. Tribunale

    Poco da aggiungere a quanto detto dai ragazzi. Mi limito a notare il livello raggiunto: uno va su un blog, legge un articolo e si permette di dire, così, assolutamente a gratis, ” diciamo che questi sono fatti veri con leggende metropolitane”. Dando per scontare che chi scrive è un pirla che parla a vanvera. Forse, qui si, gioca molto l’esperienza e il vissuto personale.

  34. V per Vaffanculo

    Probabilmente la differenza tra gente che pensa e semplici “seguaci della low-fashion” è proprio nell’avere il coraggio di superare la chiusura di questo posto. Invece di preoccuparsi delle migliaia di persone che non possono comprarsi i vestiti, mangiare e pagare le tasse, quelli che ammirano posti come il plastic insultano impersonando un mondo che non appartiene loro, vuoti di idee e di veri valori, ignoranti del gusto e della raffinatezza oltre che dei tatuaggi e della musica…comunque questa tribù di zombie vestita da village people capirà che la città vive grazie a gente che sa rispettare semplici regole e che non evade le tasse per pagarsi l’ingresso in queste discoteche per scimmie ubriache. Con tutto il rispetto per le evolute scimmie che pur di non vestirsi da hipster preferiscono andare nude mostrando con orgoglio le palle!

  35. meagerfood

    ragazzi secondo me esagerate. plastic poteva piacere come fare schifo, siamo tutti per fortuna molto diversi. i modi della gente che ci lavora? se non volevate vederli non ci andavate, dopo 1 volta tutti sapevano delle code etc. detto ciò io sono uno di quelli che ci è andato negli ultimi 7 anni circa e ho partecipato a rovinarlo probabilmente, sticazzi anche… per la cronaca mi è capitato di andare al WaterGate o al PanoramaBar a Berlino o al Fabric a Londra o altri; il Plastic a me piaceva, e sono pure Etero quindi vuol dire che (rovinandolo) ci conoscevo anche molte ragazze. fatevi tutti na cannetta e ci vediamo nella nuova sede in via gargano 15, fa schifo ma alla fine so che vi vedrò tutti, ma proprio tutti lì! bellaaaa

  36. Alan

    Fa schifo a tutti, ma poi rimangono per ore fuori con la speranza di entrare. Se poi non riescono, scrivono recensioni su un posto che non si conosce. il Plastic e’ un club, i clienti storici tra loro si conoscono e se minimamente siete a conoscenza di chi e’ chi, ( architetti, stilisti, , fotografi, poeti, scrittori, pittori, etc, )probabilmente vi renderete conto che chi entra di fisso sono personaggi che contribuiscono culturalmente e danno lustro a un Italia di merda borghese in piena decadenza. Poi ovvio ci sono anche i fancazzisti pagliacci.. Ma non costituiscomo l’essenza del Plastic e del loro pubblico.

    • ihatemilano

      Il lustro dato da Paola e Chiara, Candela Novembre, Marcella Bella.Già.

      • meagerfood

        ahhahaha

        • Alan

          I hate milano, evidentemente quelli sono i personaggi che conosci tu ! Ma documentati.. ;) anche se credo tu ne conosca gia’ molti ma ovviamente devi difendere il tuo post. DiciaMo comunque che una parte di quel che hai scritto nel tuo post iniziale e’ anche condivisibile e te ne do atto. Tuttavia trovo il Plastic meno escusivo e sicuramente molto piu’ democratico della maggior pArte di discoteche da borghesi del cazzo in giro per Milano. Dove puoi essere anche un rozzo burino, ma ben accolto se ti prendi un tavolo o pronto a spendere 3000 euro. Mentre la massa e’ trattata da pezzenti. Quanto meno una volta entrato, al Plastic si e’ tutti uguali, indipendentemente dL reddito o professione. E su questo, se conosci il posto, non puoi che non concordate.

          • Alex

            Il problema è proprio quello, ho assistito a scene agghiaccianti all’entrata, degne del più becero locale della peggiore provincetta che possa esistere. Si è tutti uguali dentro, il problema è anche quello. Bisogna essere in un certo modo per entrarci, non ricchi ma maschi in tacchi a spillo, se hai un paio di scarpe normali e dei pantaloni non risvoltati alla michael jackson, te ne stai fuori. Chiaro che poi dentro sono tutti uguali. E’ proprio questo il problema del Plastic di oggi.

  37. Alex

    La Pinky, oddio!!! Una maleducata. Quando passando all’entrata vedevo come trattava la gente, mi saliva la rabbia. Ma il locale era carino e soprassedevo su questo aspetto. Ora basta, non ci si va più, tutti ragazzini, potrebbero trasformarlo in un asilo nido. Sarebbe più consono al pubblico che lo frequenta.

  38. Gabon

    Il vostro problema è che non siete di Milano e tanto meno siete cresciuti qui.
    Non ne sapete niente di niente. Siete delle capre involontarie. Milano non parla,ricordate. Non uscirete mai con uno zx dalla casa di vostra nonna in Barozzi dove possiede tutto il palazzo per andare a prendere le crochette da Bertazzoni e penserete di avere Milano in mano per pochi attimi solo per essere entrati in una discoteca, o in un privè gestito da un foggiano. Milano non dice mai grazie, ma offre tanto, aprite gli occhi e basta fare i bambinetti tiritera. Milano è ben altra cosa, Sereni, Erba, docet. Poveretti voi che credete ancora alle leggende metropolitane delle discoteche; e parlate del Plastic, ma fatevi due conti e riportate la cosa all’essenza: è una discoteca punto.

    • ihatemilano

      il tuo problema è che parli senza cognizione di causa e scrivi ancora peggio, da vera capra volontaria insomma, dato che del tuo intervento non si è capito nulla tranne che le tue illazioni su di noi, basati su luoghi comuni vecchi come tua nonna, sono tutte false.
      Quanto all’articolo, quelli riportati sono tutti fatti certificati.

  39. Racalbuto

    audrey e gabon hanno ragione su tutto ragazzi svegliatevi è una discoteca e basta tra l’altro ora alla fine di Milano. Nelle città europee manco ci si sogna di aver un “locale storico” così lontano dal centro

  40. rt

    boh.. mi sono laureato nel 2001 e quindi sono andato al Killer Plastico pre 2000 -
    io mi ricordo che si andava in terza serata (dopo che i locali avevano chiuso) ma se si arrivava presto ( le 2) si entrava quasi sempre. Dentro non mi ha mai impressionato tranne che per i puttanoni :-).
    finti “alternativi” (adesso gli chiamerei hipster) che si credevano chissa cosa e facevano finta di divertirsi, impegati grigi che volevano mostrare di essere festaioli e musica tendenzialmente di merda.

    comunque si andava a chiudere serata e alla fine mi sono anche divertito…
    ma i post belli dove ci si divertiva davvero (di pancia) erano altri … mi è dispiaciuto di più quando hanno chiuso il number :-)

  41. Eri

    L’ho frequentato assiduamente il Plastic di viale Umbria.Ci andavo, come dice rt, a fine serata, prima non aveva molto senso. Si arriva alle quattro e rotte e si faceva chiusura anche dopo le sei. Il bello era l’improvvisazione e la trasversalità dei clienti. La musica è sempre stata la fortuna del locale. Di per sè di poche pretese e mai da veri investimenti in termini di migliorie e/o abbellimenti.La città era un’altra e non esistevano i vari social network che ora uniformano fin troppo il gusto comune. Ha riaperto in piena periferia, in effetti è sempre stato gestito provincialmente ed è la fine che ha fatto. Se non ci fossero social network in grado di alimentarne “il mito” fin là non ci andrebbe più nessuno. Personalmente l’ho provato, ma quello di viale Umbria resta un’altra storia, sebbene di discoteche storiche a Milano ve ne siano per così e di ben altra risma, Nepentha, Santa Tecla o in passato vari e storici Madame Claude, Stage etc. che durate poco hanno comunque fatto la storia. Per il Plastic che dire la fortuna è ancora Guiducci, dj sui generis, ma mai davvero in competizione per affermarsi oltre quelle quattro mura, boh senza lui il locale si perderà come già si vede per le frequentazioni del tutto lontane da una certa trasversalità. Detto in sostanza: sembra di andare al doposcuola dei vari Naba, Marangoni etc. In effetti di milanesi manco l’ombra.

  42. René

    Beh… ragazzi frequestavo negli anni ’8o al venerdi il Plastic negli, quando al giovedi sera si andava alla Siesta (Chez Maxim) di S.Colombano al Lambro e al sabato alla Nuova Idea, periodo divertentissimo.
    C’erano parcheggiate le Limousine davanti al Plastic. Figata! Ora per sentire buona musica si va allo Shelter Club di Colturano-Melegnano. Venerdi e sabato molto trasgressivo! Ciao

  43. René

    ho scritto di fretta e ho fatto errori, perdonatemi, ciao

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>