LA PAROLA ALLO PSICANALISTA

LA PAROLA ALLO PSICANALISTA

Feb 22

Sigmund Frode

Un illustre psicanalista milanese interpreta alcuni passi del romanzo che rappresenta uno dei “casi” letterari più incredibili degli ultimi anni. Si, proprio “Togliendo il dolore dagli occhi”, il libro divenuto celebre in tutti i ristoranti di Milano che hanno trovato nel volume la definitiva soluzione all’annoso problema dei tavolini che traballano.

 

Buongiorno.

Ho accettato l’incarico di interpretare alcuni passi del libro “Togliendo il dolore dagli occhi” per puro amore della scienza e del Prossimo, senza percepire alcun compenso. La mia analisi sarà quindi quanto di più imparziale e oggettivo si possa immaginare. Vado a cominciare dall’introduzione.

Prigioniero di un oscuro carnefice”.

Già dall’inizio, il paziente ci comunica subito un grande disagio. Chi è, fuor di metafora, questo prigioniero? E’ forse l’autore stesso? Ammettiamo lo sia. Chi è dunque questo carnefice? Azzardiamo delle ipotesi. E’ forse Carmela Rozza, che stoppa sul nascere un prematuro desiderio di gloria? Oppure è un’altra figura femminile, che magari lo obbliga a sorbirsi, di martedì sera, dei polpettoni iraniani da 4 ore in prima fila all’Anteo? E quella strana parola, “oscuro”. A cosa si riferisce? Magari a un trauma subito nottetempo, nell’oscurità complice del mezzanino? Prima di azzardare una conclusione, procediamo nella lettura

un uomo si chiede il motivo della violenza che è costretto a subire”

Qui è fin troppo evidente l’assoluta identità intersoggettiva tra l’io narrante e l’io diegetico. Quest’uomo soffre, qualcuno gli sta barbaramente usando violenza. Chi? Forse i responsabili delle associazioni per i senzatetto, che ormai lo tengono sveglio ogni notte che iddio manda in terra, costringendolo a rimboccare le coperte a ogni sfortunato? Possiamo cogliere subito una probabile discrasia tra i sogni primaverili dell’autore, che immaginava la sua ascesa nel caldo e comodo assessorato alla cultura, e il durissimo scontro con la realtà, che lo vede buttato in mezzo alla strada alle 3 del mattino senza nemmeno una copertina di cashmere con cui scaldarsi. Andando avanti, e troviamo quell’aggettivo…

incapace”

..in cui, in un raro barlume di recupero dell’oggettività, il paziente pare essere in grado di cogliere il proprio essere a dovere. Questa brutale presa di coscienza, genera in lui rabbia; rabbia che si coglie nella riga successiva

“come chi legge”

dove, con ogni evidenza, il paziente ha un moto di rigetto, e insulta apertamente il lettore e con lui il mondo esterno, secondo uno schema di trasfert tipico dei soggetti in difficoltà. Ma è successivamente, con le parole

di capire la ferocia del suo aguzzino”

in cui ci vediamo costretti a negare le ipotesi fatte in precedenza circa il carnefice. L’aguzzino è sicuramente un’entità maschile. Entità che domina e soggioga interamente lo spaurito animo del paziente. Dunque, chi potrà mai essere? Forse Stefano Boeri, che per fascino intellettuale e successo con il gentil sesso rappresenta oltre ogni dubbio il più riuscito modello di superego del paziente? Oppure Maurizio Baruffi, che esibisce una barbigia certo più curata e appettibile dai media di sinistra? No. Io credo sia meglio volgere lo sguardo sul più giovane Pierfrancesco Maran, che non solo usurpa al paziente il vezzo intellettualoide del prefisso “Pier”, retaggio di una paleocultura sub-borghese molto diffusa ancora oggi in certe zone della Cerchia dei Bastoni, ma ne ruba anche il ruolo di potenziale “Renzi milanese”. E’ solo un’ipotesi di lavoro, ma per dissipare i dubbi, occorre proseguire

Così inizia un cammino che è anche una discesa nelle profondità dell’animo umano

Ecco qui riproporsi il tema del trauma e del mezzanino. Convinto che la vita sia Feltrinelli e Champagne, il paziente trova nella discesa del mezzanino il corrispettivo del movimento gnoseologico che lo porta a comprendere come sulla faccia della terra esista anche chi non ha un attico di proprietà. Ma è del resto nel rigo successivo

(il paziente) cala il lettore in un’atmosfera straniante, dove nulla è ciò che sembra e tutti hanno qualcosa da nascondere

che la definitiva presa di coscienza del reale  si afferma in tutta la sua brutalità. L’atmosfera straniante è senza dubbio quella presente alle riunioni del PD quando, durante i numerosi consessi, gli astanti e con loro il paziente si rendono conto non solo che con l’avvento del Pisapia non contano, ma che sono addirittura rappresentati da Carmela Rozza, ovvero la negazione ontologica e soprattutto etimologica della sinistra radical chic incarnata invece dal Boeri – non a caso trattato da Pisapia alla stregua di una zia bizzarra da tenere lontana dall’argenteria che conta. E’, per il paziente, la definitiva caduta delle illusioni. L’alba illumina la caverna, le ombre vengono dissipate. Egli coglie appieno la precarietà del suo ruolo, la vacuità della sua effige ritratta su Repubblica.it e l’assurdità della sua carriera da romanziere. Non gli resta che constatare, nella conclusione, come

la vicenda si snoda fra lo spazio angusto di uno scantinato e una realtà degradata, dove si muovono grotteschi personaggi che caricano l’atmosfera di inquietudine.

ovvero null’altro che fredda e impietosa cronaca, priva del fiore della poesia, di un PD avvitato sulle segnalazioni di Cornelli su un cornicione di Porta Genova in preda a una crisi di panico,  sul conflitto Rozza-D’Alfonso a mezzo Affaritaliani, o sulla totale inutilità dei riccioli muti di Fra’ Lazzarini.  E tutto questo, nell’indifferenza del popolo arancione e anzi del mondo intero, che guarda dall’alto il tramonto del grande partito dell’Occidente continuando, beatamente, a farsi i fatti propri. E non è un caso se le ultime parole siano proprio

un gruppo di ragazzi europei scendono nel loro cuore di tenebra per scoprire su se stessi la natura dell’orrore

quasi che il paziente, ormai esausto, si rivolgesse proprio ai ragazzi di 02PD, i pierconsiglieri e pierassessori di domani, cercando – disperatamente – di impedire una nemesi che tuttavia appare inevitabile.

Grazie per l’attenzione.

Vostro,

Sigmund Frode

 

 

 

 

 

1 comment

  1. ke bello!!!!

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