C’E’ CHI DICE NO

Persino nel mondo della pubblicità le facciate delle Chiese usate in questo modo generano molti dubbi. La Curia invece non sembra averne.

 

Abbiamo raccolto l’opinione di Lucio Beragamaschi, procuratore generale della Neopolis ADV, azienda che si occupa di pubblicità sui grandi impianti, tra le prime nel settore a Milano.

 

1) Cosa ne pensa delle pubblicità sulle  Chiese?

 

Il tema vero è il restauro dei monumenti. Oggi l’intervento pubblico viene meno, quindi l’affissione pubblicitaria diventa una risorsa molto importante: nel lungo periodo quindi il nostro patrimonio monumentale ne guadagna. Attenzione: mi riferisco alla pubblicità temporanea apposta sui ponteggi non a quella permanente che è tutt’altro discorso.

 

2) Ma le Chiese  non sono monumenti un po’ particolari?

 

Si è vero. Il Duomo non è – per dire – il cavallo di Vittorio Emanuele che tra l’altro è in corso di restauro senza pubblicità sui ponteggi per una decisione della Sovrintendenza francamente incomprensibile. In passato infatti la Curia di Milano ha sempre vietato di apporre qualsiasi cartellone sulla facciata frontale degli edifici di culto accettando deroghe con molte limitazioni solo per le fronti laterali o posteriori come nel caso di San Marco in Via Fatebenefratelli.

 

3) Quindi, vista Piazza San Babila, si può dire che la Curia sta cambiando atteggiamento…

 

Quello di Piazza San Babila non è l’unico caso, anche la Chiesa di Piazza Wagner presenta attualmente un telo pubblicitario sulla facciata. Ricordo che anni fa, l’allora responsabile per i Beni Culturali della Curia mi disse di essere fortemente contrario a simili soluzioni. Evidentemente, ora certi divieti sono venuti meno.

 

4) Lei da pubblicitario cosa ne pensa?

 

Sono del tutto contrario a occupare le facciate delle chiese con messaggi pubblicitari. E ciò a prescindere dal tipo di prodotto o dall’immagine utilizzata. Una volta che passasse il concetto, sarebbe poi difficile discriminare tra messaggi accettabili e non.

 

5) Perché allora, a quanto pare, “qualche uomo di Chiesa” ha cambiato orientamento?

 

Probabilmente è stata fatta di necessità virtù. C’è un disperato bisogno di soldi e allora non solo la Chiesa, ma anche la Sovrintendenza e il Comune stanno diventando più permissivi. Da operatore non posso che esserne contento ma a tutto c’è un limite.

 

6) Parliamo del Duomo. Il simbolo di Milano reclamizza donne senza reggiseno e la “seducente Turchia” islamica. Non è un po’ strano?

 

La pubblicità sul Duomo ha sempre avuto molti vincoli, non solo di posizione ma anche di soggetto. La Veneranda Fabbrica si riserva il potere di veto sui contenuti: anni fa fu installata, lateralmente, una pubblicità con Madonna (la cantante). Dopo grandi polemiche, venne rimossa.

 

7) Quindi, se niente si muove senza il via libera della Fabbrica, vuol dire che loro approvano i contenuti recentemente esposti. E’ corretto?

 

Si sa che la Fabbrica è alla disperata ricerca di fondi, è facile dedurre quindi che la censura preventiva sui messaggi sia diventato meno stringente. Devo per altro dire che non ho trovato i teli esposti ultimamente particolarmente disdicevoli. L’allentamento dei vincoli riguarda un po’ tutta la città. E questo per noi pubblicitari ma in definitiva anche per la qualità del paesaggio urbano è un bene a mio parere.

 

8 ) Cosa può dirci di Holding ADV di Marco Dell’Utri.  In rete abbiamo letto di alcune accuse piuttosto mirate da parte di diversi operatori.

 

Holding ADV fa il suo mestiere, trovo i loro comportamenti assolutamente nella norma. Quando due anni fa qualche collega li ha attaccati, io ho preso pubblicamente le distanze. Eventuali “entrature” fanno parte del business: tutti hanno le loro e legittimamente le sfruttano.